Iran "nucleare" e la reazione di Israele
Lo scorso mese la richiesta della IAEA (International Atomic Energy Agency)
di sospendere il processo di arricchimento dell'uranio è stata
fermamente rifiutata da Teheran, ribadendo lo scopo civile e non bellico
del programma nucleare iraniano.
Paradossalmente il rifiuto del governo di Teheran provoca dure ripercussioni
internazionali proprio nei paesi già dotati di programma nucleare
civile e militare.
Israele annuncia che farà qualsiasi cosa pur di impedire
la costruzione dei reattori nucleari in Iran. Secondo Israele l'Iran potrebbe
utilizzare il nucleare civile (produzione di energia elettrica) per fabbricare
anche armi nucleari. Il tutto accadrebbe entro il 2007, quindi in pochi
anni:
"Israeli officials say Iran could produce atomic weapons by 2007,
fueling speculation the Jewish state may strike first, as it did in 1981
against Iraq by bombing its Osiraq reactor." (Reuters).
La preoccupazione di Israele trapela anche dalle dichiarazioni del ministro
della difesa israeliano Shaul Mofaz:
"The important thing is to stop the current (Iranian) regime reaching
a nuclear option (...) All options for preventing this will be considered.".
Il problema non è di facile soluzione: da un lato il diritto dell'Iran
di sostenere il proprio sviluppo economico tramite la produzione di energia
elettrica dal nucleare, dall'altro i timori dello stato di Israele.
Il legame tra nucleare civile e bellico resta ancora troppo forte.
Oggi non è facile comprendere dove finisce il nucleare civile e
dove comincia la proliferazione di armi nucleari. La preoccupazione di
Israele e dell'IAEA sul programma ne sono la dimostrazione evidente.
Il problema di iniquità all'origine del nucleare civile resta
ben radicato. La fonte energetica nucleare sembra essere considerata "sicura"
nel nord del mondo ma non altrettanto nel sud. Una disparità di
visioni che lascia poche possibilità di mediazione.
Se il nucleare civile dovesse estendersi anche al sud del mondo,
come è prevedibile, assisteremo sempre più a questo genere
di conflitti. Nella speranza che restino solo e sempre conflitti diplomatici.
Le dichiarazioni di quest'estate sul rilancio del nucleare civile in
Europa e in Italia ignorano il nesso tra nucleare civile e sud del mondo
e il conseguente processo di imitazione che alla fine ridurrà la
sicurezza di tutti i paesi su scala globale. E' cosa risaputa che le conseguenze
di qualsiasi disastro nucleare abbiano portata transanzionale, ovvero
non si limitano ad interessare l'area di un solo paese. Un grave rischio
che potrebbe essere evitato se solo ci fossero maggiori investimenti nelle
fonti di energia rinnovabili.
Ignorare l'esistenza del sud del mondo quando si rilancia il nucleare
civile potrebbe essere una grave miopia dei nostri tempi. Nella sincera
speranza che queste parole non diventino mai profetiche.
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dell'Iran
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