| Secondo l’ultimo rapporto
sulla popolazione presentato dall’ONU, l’Unione Europea perderà
circa 41 milioni di abitanti entro il 2030 e il crollo più vistoso
verrà avvertito nelle zone rurali. Secondo i risultati emersi dal
congresso dell’Unione Internazionale dei Demografi già oggi
la metà dei 6,5 miliardi circa di abitanti della Terra vive in
città, percentuale che sale al 73 % in Europa e che è destinata
ad aumentare. Si prevede che le campagne perderanno circa un terzo dei
propri abitanti. L’abbandono dei paesi di montagna e delle zone
rurali ritenute marginali crea problemi di gestione del territorio. La
boscaglia invade frutteti e pascoli e può prendere facilmente fuoco,
la perdita della viabilità boschiva rende difficoltosa l’utilizzazione
del territorio e i dissesti idrogeologici causano danni e pericoli.
Gli svantaggi degli spopolamenti non si limitano a questo. Un altro aspetto
da considerare, infatti, è l’estinzione di culture millenarie
che caratterizzano i luoghi interessati a questi fenomeni. Si rischia
la cancellazione di borghi medioevali, spesso anche più antichi,
con la loro storia, arte, civiltà contadina e cultura enogastronomica.
Le rocche, i castelli, le chiese corrono il rischio col tempo di essere
abbandonati e dimenticati. Le radici di molti tra quelli che ora vivono
in grossi centri e regioni fortemente urbanizzate si trovano in questi
paesi rurali e montani e per alcuni la loro scomparsa è considerata
una grave perdita di patrimonio culturale ed ambientale.
Il mercato non aiuta la permanenza degli agricoltori in queste aree. La
maggior parte degli agricoltori, infatti, sopravvive grazie ai sussidi
della UE, dal momento che risulta più conveniente importare i generi
alimentari da altri Paesi. L’Europa limita le costose sovrapproduzioni
pagando addirittura i contadini affinché non coltivino parte delle
loro terre. Questi sussidi sono stati ridotti e la permanenza degli agricoltori
sul territorio risulta sempre più difficile.
Che fare per evitare che ampie zone tornino allo stato selvaggio e per
favorire la rivitalizzazione di queste aree? Una strada da percorrere
potrebbe essere quella di avviare sistemi di valorizzazione delle risorse
forestali ed agricole. Un maggiore uso delle biomasse come fonte
energetica potrebbe dare un’opportunità per contrastare l’abbandono
delle zone rurali e montane. Tutte le attività agricole
e forestali possono dare un loro contributo. Le biomasse hanno, infatti,
origini molto differenti: il legno ottenuto dal taglio di alberi, il recupero
di residui forestali, il recupero di scarti di potatura, ma anche le colture
dedicate che sono il pioppo a rapida crescita (SRF), il sorgo
da fibra, la canna comune, la robinia, le piante oleaginose (soia, colza,
girasole, ecc.), le piante per la produzione di etanolo (barbabietola),
i residui agricoli e agroindustriali, (paglia, sansa di oliva, vinacce,
buccette, gusci di frutta secca, stocchi di mais, lolla di riso), le deiezioni
degli allevamenti animali (biogas) ecc..
Una rapida ascesa del mercato dei biocombustibili e dei biocarburanti
ha però bisogno dello sviluppo di sistemi economicamente efficienti
di approvvigionamento di biomassa da boschi e foreste e da colture dedicate,
garantendo così da un lato una risorsa realisticamente rinnovabile
e contribuendo, dall’altro, alla tutela del territorio e al sostegno
delle economie locali.
Le problematiche che ostacolano lo sviluppo dell’utilizzo delle
biomasse in possono essere così riassunte: molteplicità
dei settori coinvolti, difficoltà di equilibrare domanda e offerta,
diffidenza degli imprenditori verso attività non ancora consolidate,
scarsa diffusione di informazioni sulle potenzialità che offre
il mercato in Italia, diffidenza nei confronti delle energie rinnovabili
e relative tecnologie di utilizzo.
Nel caso dei biocarburanti, inoltre, in Italia bisogna accontentarsi di
un esiguo contingente defiscalizzato di biodiesel e di bioetanolo che
ne ostacola la produzione (vedi
approfondimento).
.
È evidente la necessità di un’incentivazione da parte
dello Stato che permetta il superamento delle problematiche esposte anche
predisponendo progetti pilota che fungano da “apripista”.
L’avvio di nuove attività imprenditoriali nel campo forestale
ed agricolo potrà contribuire ad arrestare il fenomeno di costante
abbandono della montagna e dell’attività agricola in genere
da parte dei giovani in cerca di occupazione. Un incremento della popolazione
locale significherebbe l’apertura di nuove scuole, la rivalutazione
del mercato immobiliare, la crescita dei consumi alimentari ed energetici
e della domanda di servizi. Dalle attività di raccolta e produzione
delle biomasse, date le vaste aree d’approvvigionamento necessarie,
deriverebbe una manutenzione costante e redditizia del territorio e un’opportunità
di rivalutazione di terreni marginali inutilizzati o prossimi all’abbandono.
Il territorio beneficerebbe di interventi regolari di ceduazione dei boschi
e recupero degli scarti, di manutenzione dei terrazzamenti e gestione
dei pascoli per la permanenza degli agricoltori con contenimento dei fenomeni
di dissesto idrogeologico e di propagazione degli incendi.
La corretta gestione del territorio è un elemento che può
garantire vantaggi economici, benessere, incremento del turismo e miglioramento
della qualità della vita anche evitando la condanna dei giovani
all’emigrazione.
L’uso di biocombustibili per il riscaldamento e la produzione di
energia elettrica e di biocarburanti permetterebbe, inoltre, una riduzione
delle emissioni inquinanti rispetto ai combustibili fossili.
Alcuni paesi si stanno lanciando nella produzione dei biocarburanti.
In Brasile i campi di canna da zucchero riforniscono materia prima a una
rete di 320 impianti di etanolo. La maggior parte degli automobilisti
brasiliani fanno il pieno con un carburante tagliato al 25% con etanolo,
ma la crescente flotta di macchine di nuova generazione va a etanolo puro.
Le navi-cisterna brasiliane trasportano etanolo per rifornire paesi assetati
di carburante quali la Corea del Sud e il Giappone. Negli Stati Uniti
l’etanolo ricavato dal mais è cresciuto grazie alle nuove
regolamentazioni anti-inquinamento e a un consistente rimborso sulle tasse
federali. La produzione, raddoppiata nel 2001, è quasi ai livelli
del Brasile. A differenza di quanto accade con il petrolio, nessun paese
domina il mercato con la propria produzione di etanolo o altri biocarburanti.
In Europa la Germania è diventata la maggiore produttrice al mondo
di biodiesel ottenuto dal seme di colza.
Piantagioni di palme da olio, soia e cocco sono destinate alla produzione
di biocarburanti dalla Thailandia all’India, dall’Australia
al Malawi. La possibilità di dare uno sbocco alle produzioni agricole,
le preoccupazioni per i cambiamenti climatici, i vertiginosi prezzi del
petrolio dovrebbero convincere anche il nostre Paese a percorrere con
più decisione la strada dell’utilizzo delle biomasse. Anche
l’industria potrebbe trovare vantaggi dovendo predisporre nuove
tecnologie per rendere attuabile il passaggio dalle fonti energetiche
tradizionali a quelle rinnovabili.
di Vito d'Onofrio - 23 agosto 2005
Link e fonti dell'articolo:
Saab
BioPower
ETA
– Renevable Energies
Supplemento D – anno 10°, n. 462 “La Repubblica”
“È il grano il petrolio del futuro” – Stefan
Theil – “La Repubblica di lunedì 1 agosto 2005
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