EDILIZIA VERDE E OCCUPAZIONE
E' opinione comune che gli ambientalisti e il loro modo astratto e
catastrofico di vedere il mondo siano una causa primaria di disoccupazione
e povertà: "si preoccupano per le piante e si disinteressano
dei cristiani", quante volte l'abbiamo sentito?
Queste affermazioni esagerate di chi contesta gli ambientalisti hanno
però un fondo di verità. La tutela dell'ambiente finalizzata
a sé stessa non crea di per sé alcuna attività economica
né tantomeno nuova occupazione. I leader politici sono pertanto
cauti nell'imporre troppi vincoli al settore delle costruzioni per evitare
la crescita della disoccupazione e del malcontento sociale che rischia
di tradursi politicamente in una perdita di voti. Si formano pertanto
lobby politiche trasversali "del mattone" che, pur di mantenere
attivo il settore delle costruzioni, spesso autorizzano anche veri scempi
ambientali. Questo modo di fare, però, non potrà durare ancora
a lungo in quanto lo spazio vitale in cui viviamo rischia di trasformarsi
in un grande territorio di cemento senza ambiente verde o naturale.
Sperare in un punto di incontro tra i due mondi è impossibile.
Dove c'è il cemento non c'è il verde e viceversa. E' invece
possibile trovare un risvolto occupazione "verde" alla
stessa edilizia così da avvicinare i punti di vista dei cittadini,
dei lavoratori e delle imprese edili.
Come abbiamo già visto l'ecoedilizia
è quel settore delle costruzioni applicato alla realizzazione di
case a basso consumo energetico o integrate nella natura circostante.
Ha costi di produzione superiori ma soddisfa anche bisogni più
elevati e gode pertanto di prezzi più alti. In breve l'ecoedilizia
è un business. L'ecoedilizia potrebbe garantire un'immediato
riassorbimento dei lavoratori edili della vecchia edilizia e dare nuova
linfa al business maturo delle costruzioni. L'eco-edilizia e l'eco-architettura
aumenterebbero il giro di affari e il fatturato delle stesse imprese edili,
consentendo loro un maggiore ricavo economico tramite l'applicazione di
prezzi più alti di rivendita. Nessun turbamento del mercato, solo la "costruzione"
di un mondo migliore in cui vivere.
In questo contesto è comunque fondamentale il ruolo dello Stato
che, tramite sgravi e incentivi, dovrà favorire il passaggio dalla
vecchia edilizia alla nuova edilizia. Se fosse chiaro il nesso tra occupazione
ed ecoedilizia i leader politici avrebbero meno problemi ad adottare nuove
regolamentazioni del settore.
Un mondo alternativo e vantaggioso per tutti è quindi possibile se tutti
iniziassero a lavorare insieme per un obiettivo comune: politici, lavoratori
edili, ambientalisti, cittadinanza e imprese di costruzione. Diffidate
dai proclami catastrofisti e da quelli troppo ottimisti, un mondo migliore
si costruisce solo lavorandoci tutti insieme e questo non è assolutamente
facile.
Ecoage 21 dicembre 2004
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