Elettrosmog romano, fine o inizio?
La Corte di Appello di Roma ha assolto i vertici di Radio Vaticana rovesciando la sentenza di primo grado. L'accusa di aver provocato inquinamento elettromagnetico nella zona di Cesano, a nord di Roma, non sussiste in quanto il fatto contestato (elettrosmog) non è previsto dalla legge italiana come reato. Il Codacons ha annunciato il ricorso alla Corte di Cassazione. Comunque vada questa vicenda nel nostro paese continua a registrarsi l'handicap normativo per quanto riguarda la regolamentazione dell'elettrosmog ad alta frequenza (radar, telefonia mobile, radio) che va ben oltre il caso di Radio Vaticana.
Rispetto all'elettrosmog a bassa frequenza (cavi elettrici), di cui è già stata provata la pericolosità, nulla può essere ancora detto 'scientificamente' su quello ad alta frequenza. La scienza medica non è ancora in grado di tirare le somme sugli studi epidemiologici di lungo periodo, quindi sugli effetti sanitari dell'inquinamento ad alta frequenza può essere detto tutto e il contrario di tutto, nel bene e nel male. Sta di fatto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità, prendendo atto di questa fase d'incertezza, ha raccomandato l'applicazione del "principio di precauzione", che non vuol dire fermare il progresso... ma semplicemente dislocare le antenne di trasmissione sufficientemente lontano dai centri abitati.
La Legge italiana regolamenta una soglia di sicurezza a 6 V/m rimandando però l'applicazione dei piani delle antenne agli enti locali (Regione e Comuni) con ampia disparità di trattamento della materia sul territorio. In qualche caso le esigenze di copertura del segnale hanno la priorità sui timori della cittadinanza, un fenomeno senza 'colore politico' e confermato dalle numerose proteste nate in questi ultimi anni un po’ ovunque nel nostro paese.
E' una strana vicenda quella dell'elettrosmog italiano. Meriterebbe di essere giudicata con gli occhi di Von Neumann e della teoria dei giochi. I punti di trasmissione beneficiano colui che installa una antenna sul proprio edificio tramite un cospicuo compenso mensile dalle compagnie e anche i cittadini residenti distanti almeno 250-300 metri dall'antenna. Per tutti quelli compresi nel raggio di 300 metri, in minoranza rispetto agli altri, non resta altro che sperare che un giorno l'OMS confermi l'assenza di incidenza dell'elettrosmog ad alta frequenza sulla salute. Comunque si pronunci l’OMS fra 20 o 30 anni, questa situazione genera ansia “adesso” ed è causa spesso di disordini pubblici non da parte dei soliti "no global" ma dei loro nonni e delle loro mamme. Sarebbe giusto ascoltarli? Forse si, magari vietando le installazioni su edifici privati e predisponendo luoghi pubblici appositamente adibiti alla trasmissione/ripetizione e condivisi da tutte le radio e compagnie telefoniche.
Nel frattempo i cittadini romani danno il buon esempio. Si organizzano civilmente in comitati e si coordinano per dire no all'inquinamento elettromagnetico. Il 15 giugno sarà indetta la Giornata Nazionale della Mobilitazione contro l’Elettrosmog che si svolgerà a Roma con una manifestazione a Piazza Montecitorio dei vari comitati e associazioni che aderiscono all’iniziativa. La giornata proseguirà una conferenza stampa dei senatori e deputati promotori di disegni di legge e proposte sul tema dell’elettrosmog e infine con un convegno alla Camera dei Deputati per sollecitare l’attuazione del programma di Governo sulla tutela della popolazione dei campi elettromagnetici e valutare la proposte di legge in merito.
Il programma del coordinamento romano è presente anche online sul sito www.noelettrosmogroma.org a cui rimandiamo per ogni ulteriore informazione.
Si stringe il cerchio intorno all'elettrosmog? Lo speriamo ...ma non ci crediamo. Nel settore delle telecomunicazioni permangono ancora troppi interessi per sperare che la politica ascolti i cittadini italiani.
Andrea Minini
presidente associazione
Associazione Ecoage
20070605