FOCUS SULL'INQUINAMENTO DA ELETTROSMOG
Facciamo il punto sulle antenne e sui ripetitori. Sorgono come funghi ricoprendo le città a tappeto. Esistono normative precise per la loro localizzazione ma, di fatto, in alcuni casi sono state denunciate installazioni selvagge. Cerchiamo di capirne di più, scoprendo che il campo elettrico delle antenne non incide su chi le monta ma sui loro vicini. I quali paradossalmente non percepiscono nemmeno l'entrata economica riservata a chi le installa.
Le antenne selvagge. Per consentire una copertura a tappeto del territorio ed economizzare sulla spesa sono spesso localizzate nei centri urbani in modo da colmare con il raggio gran parte dell'utenza. Se fossero collocate ai margini dei centri urbani ci sarebbe un evidente spreco economico. Ma cosa comporta tutto questo? La ricaduta dell'elettrosmog da alta frequenza non colpisce chi abita in uno stabile con un'antenna collocata sul tetto bensì tutti coloro che vi abitano intorno creando una esternalità sociale negativa, ossia un costo sociale pagato da terzi. Esistono delle normative da far rispettare ma, perlomeno in questo momento, sono frequenti i casi delle localizzazione selvaggia delle antenne, spesso in completa assenza delle amministrazioni comunali le quali sarebbero incaricate di redigere un Piano (mappa) delle Localizzazioni, così come redigono un piano regolatore urbano, ma pochi Comuni lo fanno. Spesso gli uffici competenti si limitano ad autorizzare decisioni sulle localizzazioni provenienti da parte dei tecnici che dovranno installarle. Senza pertanto alcun controllo pubblico. L'onere del controllo ricade pertanto sui cittadini che, riuniti in comitati, si avventurano in proteste o cause legali a loro spese.
Elettrosmog da antenne di telefonia. Cerchiamo di capirci di più e sull'argomento dedichiamo il forum estivo dell'associazione Ecoage. Iniziamo col vedere come la ricaduta degli effetti dell'elettrosmog generati da un'antenna di telefonia mobile posta su un'abitazione non ricadano sui proprietari ma sui loro vicini. Il campo elettrico generato da un'antenna ad alta frequenza (segnale radio-tv, telefonia mobile ecc.) è misurate in volt/metri. Occorre non far confusione. L'elettrosmog ad alta frequenza si distingue da quello a bassa frequenza dei cavi elettrici, elettrodotti ecc.
Nel caso delle antenne di telefonia mobile (elettrosmog ad alta frequenza) il campo si puo' ridurre allontanandole dai luoghi abitati, ponendole al di fuori dei centri urbani, o riducendo la potenza dell'antenna. Si può agire anche aumentando l'altezza e/o modificando il tilt di un'antenna. Il campo di un'antenna tipo si riduce a 0,5 volt/metro a circa 500 metri dall'antenna e allontanandosi si riduce molto lentamente. A 100-150 metri il campo è massimo.
Chi viene pagato non subisce il campo elettrico. E' uno dei paradossi delle localizzazioni. I proprietari degli immobili percepiscono l'affitto per l'antenna, veri e propri redditi aggiuntivi, e tutti i loro vicini subiscono la ricaduta dell'elettrosmog. Esistono normative da rispettare ma non sempre è facile contestare le localizzazioni o dimostrare la loro mancanza di rispetto dei limiti previsti dalla legge.
Fonte:
Associazione NIM
21/07/2006