LA PROTESTA DI SCANZANO JONICO
La prossima domenica ricorre il secondo anniversario della protesta di Scanzano Jonico. Oggi Ecoage esiste perché ci fu Scanzano e perché costruimmo il sito web
Noalnucleareinbasilicata. La stessa associazione NIM che tanto si è battuta per il fotovoltaico e per i biocarburanti è figlia di quella protesta popolare. Strano? Permetteteci di raccontarvi la nostra storia. La storia della protesta di Scanzano Jonico e quella di centinaia di migliaia di cittadini "normali". E' una bella storia, veramente accaduta in Italia a persone come voi, provate a leggerla come un romanzo. E forse potrete capire di più anche le preoccupazioni degli attuali comitati NO-TAV.
Prima di iniziare la lettura vi invitiamo a fare un esperimento: immaginate di accendere la TV o la radio e scoprire che hanno deciso, immediatamente e senza preavviso, di trasferire tutte le scorie radioattive sotto casa vostra. Nessuno vi ha avvisato prima e le scorie arriveranno d'urgenza in pochi giorni. Qual è la vostra reazione?
Bene, sicuramente vi siete immersi nello stato d'animo giusto per iniziare la lettura della storia di Scanzano.
Una decisione improvvisa. Il 13 novembre 2003 fu deciso di trasportare immediatamente tutte le scorie nucleari in una località della Basilicata. Erano giorni difficili, l'Italia era stata sconvolta dal tragico attentato terroristico a Nassyria (12 novembre 2003) in cui persero la vita 18 militari italiani. L'Italia era in lutto ma, proprio in quei giorni, venne presa una decisione tanto improvvisa quanto impopolare: come provvedimento d'emergenza venne deciso di trasferire in un unico luogo tutte le scorie radioattive.
Tutte le scorie nucleari dovevano essere trasportate immediatamente a Scanzano Jonico. Era una decisione presa di getto per garantire la sicurezza ma che, indirettamente, penalizzava un'intera regione italiana. Molti cittadini italiani, tra cui chi vi scrive, ascoltarono la decisione per radio senza nemmeno essere avvisati prima. Così pubblicava un'agenzia di stampa "
La mossa a sorpresa del governo si spiega con la necessita' di garantire condizioni di massima sicurezza" (AdnKronos 13 nov. 2003)
All'origine il governo meditava di costruire venti depositi sparsi per l'Italia ma l'idea era stata bocciata per gli alti costi. Il sito di Scanzano avrebbe avuto, invece, le caratteristiche geologiche ideali per un deposito di profondità. Di questa tipologia ne esiste soltanto un altro al mondo, in New Mexico. Quest'ultimo, però, necessitò di 25 anni di studi e ancora oggi sussistono dubbi.
Le reazioni da parte delle associazioni ambientaliste furono immediate. Per il WWF "
quella del Governo e' una scelta che pregiudichera' per sempre il futuro della Basilicata" (Ansa 13/11/2003), della stessa posizione anche Legambiente: "E' inaccettabile che il Governo prenda decisioni che condizioneranno un'area importante del territorio italiano per secoli in questo modo, con un blitz improvviso." dichiarò Ermete Realacci, presidente di Legambiente (Ansa 13/11/2003). La Lipu dichiarò immediatamente l'avvio di azioni legali contro il decreto (Ansa 13/11/2003).
Per una strana coincidenza, il decreto d'ugenza non fu firmato da Carlo Azeglio Ciampi, in quei giorni in visita a New York, bensì dal suo sostituto istituzionale, il Presidente del Senato. Tutto regolare, ovviamente, ma data la portata della decisione forse sarebbe stato preferibile attendere il Presidente della Repubblica.
Durante le prime ore non si sapeva ancora il luogo preciso ma l'Ansa usciva già con una notizia: "
Potrebbero essere delle miniere di salgemma alla foce del fiume Cavone le aree individuate per il deposito nazionale delle scorie nucleari. L'ipotesi e' stata fatta da alcuni amministratori comunali del paese." (Ansa 13/11/2003 15:44).
Nel frattempo i TG iniziarono a pubblicare la notizia del decreto mostrando un servizio con tanto di computer grafica del deposito. A confermare la scientificità della scelta anche il commissionario straordinario, il generale Carlo Jean: "
La scelta di Scanzano Jonico come localita' adatta a ospitare un sito di scorie nucleari risponde a precise condizioni tecniche". Dal punto di vista geologico, il generale Jean rileva che in quell'area "
si e' riscontrata l'esistenza, fra le altre cose, di uno strato di 600 metri di argilla, dopo il quale ci sono 250-300 metri di sale, poi ancora 250 metri di argilla e poi ancora un ulteriore spessore di sale, non ancora completamente esplorato". Infine, dichiarò di aver ricevuto "vincoli etici" da parte del governo. Il problema delle scorie radioattive, prodotte dalle attività nucleari, non doveva essere scaricato sulle generazioni future. Detto in breve, qualche comunità locale doveva sacrificarsi ed ospitare per almeno 30mila anni le scorie radioattive.
Il ministro dell'ambiente, Altero Matteoli, invece si affrettò a dichiare l'assenza di qualsiasi accelerazione dettata da "problemi di sicurezza o legati al pericolo terrorismo" (Ansa 13/11/2003).
Ma perché tutta quella fretta? Se la decisione non era dettata da ragioni di sicurezza perché decidere di trasportarle "subito" in un luogo, ben prima della costruzione del deposito? Cominciarono a diffondersi i primi dubbi.
I cittadini "normali", quelli che fanno battezzare i propri figli senza fare i corsi di preparazione, guardano "L'Isola dei Famosi" (allora si era appena conclusa la prima edizione) e si disinteressano della politica attiva iniziarono a chiederselo seriamente. In altre parole, iniziarono a "pensare" a quella terra lucana, priva di giovani perché emigrati in altre città a studiare o lavorare.
In teoria Scanzano Jonico era il luogo ideale per avere meno proteste, eppure... (continua)
Andrea Minini
09/11/2005