Sabato 4 dicembre:
Legambiente dice No al carbone
Una campagna di mobilitazione contro le centrali elettriche a carbone.
Per un futuro pił moderno e pił pulito. Per dire No al carbone nelle
centrali elettriche italiane, Legambiente lancia una campagna in tutta
Italia e organizza, sabato 4 dicembre, una giornata di mobilitazione.
Per chiedere con forza il rispetto degli impegni sottoscritti a Kyoto,
per pretendere energia più pulita e tecnologie più moderne,
lassociazione ambientalista organizza una serie di blitz, incontri
pubblici, manifestazioni, raccolte di firme e conferenze stampa nei luoghi
dove sono presenti centrali elettriche a carbone: impianti già
esistenti, in fase di riconversione o di nuova realizzazione. Perché
dire No al carbone significa dire sì a un futuro più moderno
e più pulito.
Per ridurre la dipendenza dal petrolio - commenta Francesco Ferrante,
direttore generale di Legambiente - gli altri Paesi europei si attrezzano
con un massiccio ricorso alle fonti energetiche rinnovabili mentre lItalia
pensa a un raddoppio secco della produzione di energia da carbone che
passerebbe, per quanto riguarda il più grande operatore, lEnel,
nel giro di tre anni dal 22% al 50%. Piuttosto che entrare nel terzo millennio,
il nostro Paese sembra apprestarsi a un assurdo ritorno allottocento,
sullonda delle scelte di politica energetica del governo, promuovendo
a piene mani come fonte di produzione di energia elettrica il ricorso
al combustibile più inquinante che ci sia. Ma la sfida del futuro
sullapprovvigionamento energetico intelligente si combatte oltre
che con linnovazione tecnologica che alza il rendimento, con il
risparmio energetico, con leolico e il fotovoltaico; e anche lItalia
può aspirare a scelte moderne e tecnologicamente avanzate.
Nonostante, dal 1990, lItalia abbia aumentato di circa il 10%
le proprie emissioni di gas non ha praticato politiche di contenimento
e riduzione dei consumi e non ha investito assolutamente nello sviluppo
delle fonti rinnovabili. Punta anzi su un vero e proprio rilancio del
carbone, complice la politica del governo, che ha rinunciato a ogni politica
di contenimento delle emissioni. Sono diverse le centrali a olio per cui,
invece di pensare a progetti di riduzione dellimpatto ambientale,
si pensa alla riconversione a carbone: Civitavecchia nel Lazio e Porto
Tolle in Veneto, per citare le più note, ma anche Rossano Calabro,
sul modello di quanto si fa nelle centrali già oggi alimentate
a carbone come Genova, Vado e La Spezia in Liguria, Bastardo in Umbria,
Brindisi in Puglia, Porto Vesme e Porto Torres in Sardegna e Monfalcone
in Friuli Venezia Giulia.
Ma il carbone e il governo sembra dimenticarlo - è uno
dei combustibili più inquinanti: a causa del suo elevato contenuto
di carbonio, emette la quantità maggiore di anidride carbonica
per chilowattora prodotto rispetto a tutte le altre fonti fossili (0,95
kg di CO2/kWh per il carbone contro gli 0,71 dellolio, 0,47 del
gas naturale che scende a 0,40 nei cicli combinati e a 0,28 in quelli
cogenerati). E quindi fra i principali responsabili della continua
crescita di CO2 nellatmosfera, il gas responsabile dellinasprimento
delleffetto serra e dei mutamenti climatici.
Vanno pertanto sfatate alcune grandi bugie, su cui si regge il grande
inganno di questa politica di rilancio:
Innanzitutto i costi: non è vero che l'utilizzo del carbone sarà
un risparmio per le famiglie italiane. Gli unici che risparmieranno saranno
i gestori, che potranno acquistare un combustibile oggi meno costoso del
petrolio. Poi ogni eventuale risparmio per la collettività scomparirà
del tutto quando, il 16 febbraio, diventerà operativo il Protocollo
di Kyoto e scatteranno per lItalia le multe e le spese per acquistare
dallestero i crediti di emissione di CO2. Inoltre, il prezzo di
mercato è oggi più basso rispetto agli altri combustibili,
grazie soprattutto agli ingenti sussidi statali che vengono garantiti
al settore del carbone, fondamentalmente per motivi di natura occupazionale.
Secondo i dati 2001 dellAgenzia europea per lambiente sugli
allora 15 paesi membri della Ue: su un totale di 29,2 miliardi di euro
pubblici destinati a finanziare i vari settori energetici, 13 sono andati
allindustria del carbone, 8,7 allolio e al gas, solo 5,3 alle
rinnovabili e 2,2 al nucleare.
Non è vero che le centrali a carbone rispettano lambiente.
I nuovi impianti a carbone emetterebbero, forse, meno ossidi di zolfo
e di azoto e pm10 rispetto alle attuali centrali a olio combustibile ma
continuerebbero a produrre quantità di anidride carbonica di gran
lunga superiori a qualunque altro impianto dove bruciano combustibili
fossili.
Non è vero che nonostante il carbone lItalia rispetterà
il Protocollo di Kyoto. Il carbone è il combustibile fossile a
maggior contenuto di carbonio. La sua combustione, a parità di
energia prodotta, produce il maggior quantitativo di CO2 rispetto a tutti
gli altri combustibili fossili.
Non è vero che acquistare carbone aiuta i Paesi del sud del mondo.Il
carbone utilizzato per far funzionare le centrali elettriche italiane
proviene per il 99% da Paesi extra-Ue (in particolare Indonesia, Sud Africa,
Colombia e Cina), dove le condizioni di lavoro dei minatori sono ben al
di sotto dagli standard minimi in termini di sicurezza, salute e diritti
sindacali.
Il carbone è un modo pulito di produrre energia elettrica. Il
carbone, come tutti i combustibili fossili, è altamente inquinante.
Le uniche fonti per produrre energia pulita e ridurre sensibilmente l'uso
del petrolio e degli altri combustibili fossili, sono quelle rinnovabili:
eolico, solare, geotermico e biomasse.
Sabato 4 dicembre, lappuntamento principale per i media è
a Civitavecchia, presso la Centrale di Torre Valdaliga Nord, alle ore
11.
Legambiente
articolo tratto da www.legambiente.it
- 2/12/2004
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