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Ambiente
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ASSEGNAZIONE QUOTE EMISSIONI
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PIANO NAZIONALE ASSEGNAZIONE DELLE QUOTE EMISSIONI
Domande e risposte del WWF sul Piano Nazionale di Assegnazione delle
quote di emissioni (NAP). L'elenco è curato dalla responsabile
campagne WWF Italia Maria Grazia Midulla da Buenos Aires dove si tiene
la COP10 sul protocollo di Kyoto.
- Che cosa e' il Piano Nazionale di Allocazione (o assegnazione)
delle emissioni (NAP)?
Si tratta di uno strumento previsto dalla direttiva 2003/87/CE
sul controllo e il commercio delle emissioni di gas serra, per mettere
ogni Paese dell'Unione Europea nelle condizioni di attuare le indicazioni
contenute nel Protocollo di Kyoto per fronteggiare il riscaldamento
globale. Introduce il principio che i grandi impianti operanti nel settore
dell'energia e dell'industria, siano vincolati a permessi annuali di
emissioni il cui ammontare viene definito dal Piano. E' il primo strumento
di controllo effettivo sulle emissioni, che dovrebbe garantire il raggiungimento
degli obiettivi nazionali determinati dal Prototcollo di Kyoto. Le imprese
che dovessero superare il tetto delle emissioni autorizzate per i loro
impianti, saranno soggette a sanzioni o potranno acquistare permessi
aggiuntivi da imprese che a fine anno ne avranno una scorta in eccedenza
relative ad emissioni autorizzate ma non effettuate. Il Piano e' stato
messo a punto dai ministeri delle Attività Produttive e da quello dell'Ambiente.
- Qual e' il giudizio del WWF sul NAP?
I WWF ritiene che i tetti delle emissioni che si intende autorizzare
sia estremamente alto, specie per il settore elettrico. Complessivamente
si consente un aumento delle emissioni di CO2 dei settori interessati
del 22,8%. Questo rende praticamente impossibile il raggiungimento dell'obiettivo
nazionale di riduzione delle emissioni accettato dal nostro Paese al
momento della ratifica del Protocollo di Kyoto. Si prepara in tal modo,
insieme alla crescita delle emissioni, la crescita dei consumi energetici.
Visti gli obblighi del protocollo di Kyoto, questo porta necesseriamente
a un massiccio ricorso all'acquisto di quote all'estero e al ricorso
ai meccanismi flessibili), con un ulteriore aggravio del bilancio economico
del nostro sistema energetico, mentre internamente si continua con l'aumento,
invece di una diminuzione, delle emissioni di gas serra.
- Come e' stato trattato il settore energetico nel NAP italiano?
Il NAP italiano sancisce di fatto l'esclusione del settore energetico
da provvedimenti concreti nella riduzione delle emissioni. Infatti lo
scenario di riferimento per il 2010 già nella prima bozza di piano precedentemente
diffusa si prevedeva un aumento delle emissioni totali rispetto all'anno
di riferimento (1990) del 12.3%, che per i settori interessati al Sistema
di Emission Trading saliva al 17.9 % (+16.3 % per la sola CO2). Nel
Piano attuale la previsione di aumento dell'anidride carbonica e' del
22,8%. Dal momento che da questi settori interessati dalla Direttiva
sulle emission trading deriva il 47.2% delle emissioni totali di gas
serra, e che tale percentuale si prevede che salga al 50.1% nel 2010,
è evidente che si sia deciso che tali settori, non solo non debbano
contribuire al raggiungimento di quella riduzione del 6.5% prevista
dal Protocollo di Kyoto, ma al contrario siano autorizzati ad allontanarci
ulteriormente e consistentemente dal suddetto obiettivo.
- Perche' tutta la vicenda dell'applicazione della direttiva Emission
trading e' definita dal WWF un "pasticciaccio brutto" di via Molise
(sede del Ministero delle Attivita' Produttive)?
Perche' a quanto pare il Ministero delle Attivita´ produttive non e'
cosciente del peso internazionale che le normative ambientali hanno
e avranno in futuro, ne' del legame ormai inscindibile tra politiche
ambientali e politiche economiche, e ha imposto una visione che ha ignorato
totalmente gli obiettivi sia del Protocollo di Kyoto che della Direttiva
Emission trading. Da sottolineare che il Ministero dell'Ambiente, che
invece il protocollo di Kyoto dovrebbe conoscerlo molto bene, lo ha
pero' assecondato. Tutto questo ha esposto il nostro Paese a numerose
brutte figure e a una procedura di infrazione, e potrebbe avere forti
ripercussioni sulle nostre aziende e sulla possibilita' di essere dentro
alle opportunita´economiche del protocollo di Kyoto. In particolare,
al momento la legislazione italiana non ha ancora recepito la direttiva
emission trading, nonostante il termine fissato dalla direttiva stessa
fosse il 31 dicembre 2003 (e' per questo motivo che l'Italia e' sotto
procedura di infrazione). Si e' invece provveduto a recepirne una parte,
con un decreto gia' approvato dal Senato, e ora all'esame della Camera,
per permettere l'avvio di alcuni meccanismi e procedure attuative. Perche'
non si e' provveduto subito al recepimento complessivo della direttiva?
L'impressione e' che i due ministeri non credessero che il protocollo
di Kyoto sarebbe entrato in vigore, e si sono comportati allegramente
nella speranza che questo non sarebbe successo.
- Perche' la Commissione Europea ha annunciato che non approvera'
il NAP Italiano (insieme a quelli Polonia e Repubblica Ceca, mentre
la Grecia non ha presentato alcun Piano)?
La Commissione ha rilevato che il Piano italiano e' incompleto e va
integrato prima che possa essere emesso un giudizio sulla sua accettabilita'.
In particolare, Bruxelles contesta il fatto che l'Italia non ha reso
noto l'elenco delle installazioni soggette all'emission trading e questo
rende impossibile verificare quante emissioni potra' emettere ogni installazione.
Il piano fa riferimento solo alla quantita' totale di quote, ma la direttiva
europea chiede anche l' elenco che suddivide le quantita' per ciascun
impianto.
- Cosa dovrebbe fare ora l'Italia, secondo il WWF?
La Commissione Europea ha per ora assegnato un NC (non classificato)
all'Italia. Meglio di una bocciatura, in questo caso, perche' questo
da' al nostro Paese la possibilita' di riallinearsi agli obiettivi della
Direttiva stessa, riducendo drasticamente i tetti per i settori, in
particolare quello energetico, e riconvertire i capitali corrispondenti
alle sanzioni evitate, in investimenti. Nel breve termine si dovrebbero
riconvertire i piani di realizzazione di nuovi megaimpianti con rendimenti
che vanno fra il 40 e il 50% (ne sono previsti per circa 30.000 MW,
di cui molti a carbone) in realizzazione di piccoli e medi impianti
di cogenerazione a gas metano e/o biomasse per la distribuzione di elettricità,
calore e freddo in rete locale, con rendimenti superiori all'80% (cogenerazione/trigenerazione),
e sviluppare reti di teleriscaldamento alimentate da energia geotermica.
Investire inoltre in ricerca e sviluppo di nuove tecnologie sul fronte
dell'efficienza e delle energie rinnovabili, ricostruendo in questo
settore una industria nazionale praticamente scomparsa negli ultimi
anni. Occorre cambiare rotta e linea di confronto con l'Unione. La strategia
dell'ignorare le regole internazionali non paga, anzi, danneggera' le
industrie serie e virtuose.
Comunicato Stampa del WWF Italia -13 dicembre 2004
Comunicazione Alpi WWF Italia
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