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PROTESTA DI SCANZANO NONO GIORNO

Il nono giorno. Quel venerdì 21 novembre 2003 uscì su Panorama un articolo sui probabili retroscena dell'affaire scorie nucleari in Basilicata. Era il momento peggiore della protesta. Alcuni articoli e dichiarazioni rilasciate da parte degli attori coinvolti sul piano istituzionali misero seriamente a rischio quell'equilibrio pacifico in cui si era mantenuta la protesta. Fortunatamente non accadde mai nulla di grave e vogliamo sottolineare soprattutto la civilità e la responsabilità dei cittadini che risposero sempre con determinazione e senso civico anche in questi momenti.

Il muro contro muro trovava altri sostegni a favore di Scanzano. Molti esponenti del centro-sinistra chiesero pubblicamente il ritiro del decreto. Il Coni Basilicata presentò richiesta alla Federazione nazionale di sospendere i campionati sportivi regionali per protesta. La protesta arrivava anche agli stabilimenti della Fiat di Melfi (Adnkronos 21/11/2003) con uno sciopero di 4 ore della Fiom Cgil.

Il rischio sismico ed i dubbi sulla scelta di Scanzano. Il presidente della Società italiana di geologia ambientale commentò la decisione su Scanzano evidenziando pro e contro. Da un lato il sito era teoricamente adatto dal lato geologico ma non anche da quello sismico. I terremoti avrebbero potuto causare delle infiltrazioni d'acqua nel deposito e causare la perdita di stabilità del sito. Mario Tozzi, primo ricercatore di geologia ambientale al CRN aggiunse: "ci vogliono altri 10 anni di studio sul posto che invece non sono stati fatti" (Ansa 21/11/2003) ricordando come negli Stati Uniti la scelta del deposito nel New Mexico fosse stata preceduta da venti anni di studi sul luogo. Proprio in quei giorni, il 23 novembre, ricorreva l'anniversario del terremoto che nel 1980 causava disastri e morti in Campania e Basilicata. Il ricordo del sisma era ancora vivo in tutti gli abitanti del metapontino, molti furono costretti ad abbandonare le loro case a seguito del terremoto.

Manifestazione e contromanifestazione. Se da un lato la protesta lucana organizzava la manifestazione di domenica 23 novembre, dall'altro a Caorso, in provincia di Piacenza, se ne organizzava un'altra per chiedere la realizzazione del deposito di scorie. La comunità di Caorso conviveva da trent'anni con il problema della centrale nucleare. La costruzione del deposito unico a Scanzano avrebbe permesso di portare via quelle scorie stoccate nella centrale e rendere più veloci le operazioni di smantellamento. Dal suo punto di vista anche Caorso aveva ragione nel chiedere la messa in sicurezza delle scorie. Un problema, però, condiviso anche con altre località italiane. Va infatti specificato che le scorie nucleari non erano soltanto a Caorso ma anche in altri luoghi d'Italia. Ricordiamo la Casaccia di Roma, Latina, Saluggia, Trino Vercellese, Garigliano ed anche a Rotondella (pochi chilometri da Scanzano). Nessun governo aveva mai dato una risposta a questi problemi. L'unico governo che ci ha provato ha però sbagliato completamente procedura, tempi e comunicazione.

Greenpeace lanciava un altro allarme. In Europa nessun paese aveva già costruito un deposito geologico di scorie. In tutto il mondo soltanto gli Usa ne avevano realizzato uno in New Mexico. Greenpeace avanzò il dubbio che il sito di Scanzano potesse diventare in futuro anche il deposito delle scorie europee. Un'agenzia di stampa pubblicò l'intervista al direttore generale di Greenpeace Italia in cui evidenziamo la seguente osservazione: "(...) Scanzano rischia non solo di ospitare le scorie di tutta Italia ma in un prossimo futuro anche quelle di altri paesi europei (...)". Veniva poi osservato come l'interramento delle scorie avrebbe reso impossibile qualsiasi intervento in caso di imprevisti. Secondo Greenpeace erano necessarie ulteriori garanzie e studi a sostegno della sicurezza e dell'impatto sulla salute e sull'ambiente. (Ansa 21/11/2003). Il WWF criticava la scelta di Scanzano sulla base della procedura di localizzazione utilizzata, non partecipata e senza analisi complete. Veniva inoltre a mancare la "reversibilità del sito", ossia la possibilità di spostare le scorie altrove in futuro. Da questo punto di vista il Wwf auspicava la costruzione di un deposito unico per le scorie nucleari ma sotto forma di deposito di superficie (cd ingegneristico). Andavano poi distinte le pericolose scorie di IIIa categorie da quelle a minore radioattività di Ia e IIa categoria. L'Italia era in possesso di 8mila metri cubi di scorie di IIIa categoria mentre il deposito di Scanzano era progettato per lo stoccaggio delle scorie di prima, seconda e terza categoria e vantava pertanto una capacità dieci volte più grande.

L'occhio del mondo su Scanzano. La protesta continuava senza interruzioni. Per le strade, nelle piazze e anche su internet. Anche giornali stranieri cominciarono ad occuparsi della vicenda Scanzano. Arrivarono a Scanzano anche giornalisti tedeschi e di altre nazionalità per capire l'entità del problema e le ragioni della protesta. Per un momento Scanzano fu illuminato dai riflettori mediatici internazionali e questo aiutò moltissimo i cittadini lucani nel chiedere legittima trasparenza sulle decisioni governative.


18/11/05




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Protesta di Scanzano


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La decisione improvvisa

» Il secondo giorno
L'indignazione ed il passaparola

» Il terzo giorno
La prima manifestazione di piazza

» Il quarto giorno
La protesta sul web

» Il quinto giorno
I blocchi diventano permanenti

» Il sesto giorno
Il governo inizia il muro contro muro

» Il settimo giorno
Il decreto va in Gazzetta Ufficiale

» L'ottavo giorno
Il primo dietrofront del Governo

» Il nono giorno
Il giorno peggiore

» Il decimo giorno
Le accuse di terrorismo psicologico

» L'undicesimo giorno
La grande manifestazione, 100mila persone a Scanzano




Fonti notizie: ogni fatto o dichiarazione è ripresa dalle agenzie di stampa del periodo. Un'ampia selezione è disponibile su NNIB

 

 





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