Protocollo di Kyoto II tra Usa e Onu
L'effetto serra e il surriscaldamento climatico sono un'evidenza scientifica da parte di tutti. Escludendo dall'analisi i negazionisti e gli ambientalisti più radicali, la partita sugli interventi da compiere si gioca tra Washington e New York.
La posizione Onu. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, spinge verso una nuova Convenzione sui Cambiamenti del Clima per definire un nuovo Protocollo sulle emissioni nell'ambito delle Nazioni Unite. Il Protocollo di Kyoto giunge al termine nel 2012 e prevede il taglio del 5,2% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990. La via proposta dal Palazzo di Vetro è quindi quella seguita finora in ambito internazionale, assegnare quote di riduzione delle emissioni a ciascun paese nel mondo, magari estendendo l'obbligo dal 2012 anche ai paesi emergenti e in via di sviluppo.
La posizione Usa. Di diverso avviso la Casa Bianca che si accinge a organizzare un proprio congresso sul clima nel mese di dicembre 2007. Il presidente americano, George W. Bush, ha rifiutato ogni impegno vincolante sulla riduzione dei gas serre e protende verso accordi multilaterali 'volontari' tra grandi paesi. Nel merito, il governo americano non è disposto ad accettare vincoli rigidi, sostituiti con un impegno più morbido e compatibili con lo sviluppo economico americano. Nell'accordo tra grandi nazionali, in pratica il G8 allargato alla Cina, trova ampio spazio il ruolo della tecnologia e della scienza. Sono però molti gli interrogativi sull'efficacia di un patto basato su un impegno volontario.
Il confronto è atteso per dicembre 2007. Nel prossimo dicembre queste due posizioni, quella di George Bush e di Ban Ki-moon, si confronteranno a pochi giorni di distanza in occasione della 62a Assemblea generale dell'Onu e del G8 voluto da Bush sul tema delle emissioni. Difficile immaginare come andrà a finire. Possiamo però tirare alcune conclusioni di massima. Il mandato di Bush finirà fra 12 mesi e, anche in caso di rielezione repubblicana, è molto improbabile che si riscontri il medesimo approccio di chiusura nei confronti dell'effetto serra nel prossimo presidente degli Stati Uniti. Al pari, è altrettanto improbabile che l'Unione Europea cambi radicalmente opinione sul Protocollo di Kyoto dopo averlo difeso e sostenuto per molti anni. Resta invece da comprendere quale sarà la posizione ufficiale dei paesi emergenti come Brasile, Cina e India.
In conclusione, di congresso in congresso il tempo passa e poco, o nulla, viene fatto per risolvere l'origine del problema o per contenere le sue conseguenze.
20070925
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