REGOLE PIU' CHIARE PER L'ELETTROSMOG
Sempre più spesso assistiamo inermi alle proteste dei comitati locali di cittadini sorti per protestare contro l'installazione di un'antenna radiobase posta nelle vicinanze delle abitazioni. A questo proposito desideriamo approfondire la questione per evidenziare i limiti dell'attuale normativa che in Italia dovrebbe tutelare i cittadini dall'elettrosmog da alta frequenza. Si riscontrano complessità normative tali da annullare la certezza sulle competenze delle decisioni in nome dell'interesse generale o della pubblica utilità. In Italia pullulano ormai le proteste dei cittadini locali contro le installazioni degli impianti di radiobase/telefonia nei pressi delle proprie abitazioni, a torto o a ragione è giusto che il Governo Italiano presti attenzione a queste voci e avvii una riforma della regolamentazione nel settore delle telecomunicazioni a maggiore vantaggio dei cittadini. Questo soprattutto per evitare l'effetto "giungla" in cui decreti e le le leggi si annullano a vicenda o soltanto in parte, giustificando, in qualche caso, l'interesse generale dello stato di fatto al diritto dei cittadini di avere regole chiare e certe.
Un caso tra tanti. Ci siamo imbattuti in uno dei tanti comitati di cittadini contro le antenne di telefonia mobile, quello lucano di via Firenze a Pisticci, constatando come le competenze decisionali siano molto difficili da attribuire sulla base delle norme in vigore. Nel caso in questione la Legge della Basilicata (l’art. 5 - Legge Regionale n° 30 del 5/4/2000) impone a ogni comune di dotarsi di piano regolatore per fissare la localizzazione delle antenne di radio-base. Nel 2003 il Comune di Pisticci ha adempiuto a questo dovere dotandosi di una mappa del territorio per individuare i siti idonei per le future installazioni, posti tutti a distanza dalle abitazioni. Recentemente una compagnia telefonica, di cui evitiamo volutamente di fare il nome, ha presentato l'autorizzazione ad installare un'antenna in Via Firenze, luogo abitato, non compreso nel piano comunale di localizzazione dei siti, ricevendo il diniego a procedere del Comune. Tale rifiuto è stato però ribaltato dal TAR della Basilicata dando ragione alla compagnia telefonica in quanto "pubblica utilità, indifferibile ed urgenza delle opere". Nello stesso tempo il Ministero dei Beni Culturali ha espresso parere positivo dal punto di vista paesaggistico. Così come emerge da una recente intervista agli amministratori comunali (
fonte). Attualmente la vicenda è ancora in corso e, molto probabilmente, i cittadini si imbarcheranno in una causa legale per impedire o per far rimuovere gli impianti nei pressi delle loro abitazioni. Forse la vinceranno o forse no, ma tutto questo si sarebbe potuto evitare se ci fosse stata maggiore certezza normativa in vigore sulla materia.
Questo breve racconto "estivo" evidenzia l'attuale confusione normativa nella localizzazione delle antenne in Italia e l'assenza di una "chiara" regolamentazione quadro a livello nazionale. Se da un lato non si conoscono ancora le conseguenze dell'elettrosmog sulla salute umana, dall'altra il principio di precauzione dovrebbe spingere alla prudenza o perlomeno ad avere regole certe e indiscutibili, in particolar modo nelle procedure e nelle competenze decisionali.
Necessaria una riforma della legge quadro. A questo proposito l'Associazione Ecoage e l'associazione NIM si faranno promotrici d’una petizione popolare per chiedere la riforma e il riordino della regolamentazione dell'intero settore, per dare certezza alle nuove localizzazione e con effetti retroattivi sulle installazioni già in essere. Fiduciosi che il Ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, accolga quanto prima la nostra richiesta d’attenzione sul problema.
Andrea Minini
presidente Ass.Ecoage
vicepresidente Ass.NIM
13/08/2006
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