Segreto di Stato per il deposito di scorie nucleari
Come ultimo atto il Governo uscente di Romano Prodi ha esteso il segreto di Stato sull'individuazione del sito unico di stoccaggio delle scorie nucleari. Il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 aprile 2008 n°90, ad elezioni praticamente perse, ed è entrato in vigore dallo scorso 1° maggio nel silenzio quasi completo dei mass media italiani (giornali, tv, stampa) che non hanno dato importanza alla notizia. La notizia si apprende da un articolo del quotidiano di economia e finanza Sole24Ore del 9 maggio 2008.
I cittadini non dovranno essere informati
Il provvedimento firmato da Romano Prodi faciliterà l'individuazione del deposito di stoccaggio delle scorie nucleari in Italia. Il segreto di Stato è stato esteso agli impianti civili di produzione dell'energia. La costruzione di una centrale nucleare o del deposito di scorie potrà quindi essere coperta dal segreto di Stato e nessun cittadino avrà legalmente diritto di sapere cosa accade dietro le aree recintate. Nei luoghi coperti da segreto di Stato non potranno accedere nemmeno le aziende sanitarie locali per effettuare i normali controlli che saranno realizzati da speciali uffici autonomi. I Comuni e le amministrazioni locali non potranno comunicare informazioni, documenti, luoghi e attività in cui saranno stoccate le scorie radioattive. Persino la motivazione della scelta dei siti sarà coperta dal segreto di Stato.
Gli scenari possibili
Grazie al decreto di Romano Prodi, emanato in piena ordinaria amministrazione ad elezioni già concluse, il governo Berlusconi potrà utilizzare il segreto per individuare il sito. Molto probabilmente per ridurre le proteste dei cittadini sarà realizzato in strutture militari già esistenti oppure in strutture dello Stato (es. gli attuali centri Enea). Non è dato saperlo. Del resto con il segreto di Stato già tirare ipotesi come stiamo facendo in quest'articolo potrebbe essere considerato reato se dovessimo avere ragione. L'ipotesi nasce dalle considerazioni dell'articolo del Sole24Ore sopracitato che tali strutture dello Stato sono già inaccessibili e chiuse al pubblico.
Le nostre conclusioni
Pur avendo partecipato al caso Scanzano Jonico questo sito non ha mai negato l'utilità di un possibile ritorno al nucleare in Italia in nome della diversificazione del mix energetico e la necessità di mettere in sicurezza tutto il materiale radioattivo italiano di Ia, IIa e IIIa categoria. Ma farlo in questo modo, negando il diritto dei cittadini al confronto e alla concertazione, lascia in sé una grande amarezza.
Andrea Minini
Associazione ECOAGE
www.noalnucleareinbasilicata.com
www.ecoage.com
20080518
Fonti:
Rassegna stampa della Camera
Blog Grillo