| Dal 1° settembre
2005 le caldaie a carbone sono vietate in tutta Italia. E' finalmente
entrato in vigore il decreto del consiglio dei ministri voluto da Matteoli
nel lontano 8 marzo 2002 e che recepisce una direttiva europea ancora
più lontana nel tempo, risalente ai primi anni '90. Dopo ben 15
anni anche l'Italia pertanto si adegua ed elimina l’uso del carbone
come combustibile per il riscaldamento.
L'uso del carbone per il riscaldamento domestico o condominiale comportava
un grave inquinamento CO2, più che doppio rispetto ad una normale
caldaia a gas. Inoltre, le vecchie caldaie a carbone a carbone implicavano
anche un rischio per la salute pubblica dei cittadini non avendo filtri
in uscita per la depurazione dei fumi. Per rendere l'idea è sufficiente
fare una comparazione: le caldaie a carbone a Roma sono equivalenti
all'inquinamento prodotto da 40.000 automobili (dato pubblicato
su Il Giornale 21/8/2005). E' chiaro che, mentre le automobili sono soggette
ai blocchi del traffico, alle targhe alterne, alle domeniche a piedi e
ad altri strumenti di limitazione della circolazione al fine di ridurre
lo smog, è invece molto difficile far spegnere le caldaie d'inverno
anche se inquinanti. Il divieto d'uso delle caldaie a carbone è
pertanto un passo fondamentale per combattere lo smog urbano e ridurre
le emissioni serra.
Come sostituire la propria caldaia carbone? Chi possiede
una caldaia a carbone per il riscaldamento non potrà più
accenderla a novembre. I condomìni interessati dovranno optare
per la sostituzione della caldaia centrale con una caldaia a gas o altre
soluzioni, oppure prendere la decisione di trasformare l’impianto
di riscaldamento da centralizzato in autonomo. In questo caso il costo
medio di installazione di ogni caldaia murale e della realizzazione dell'impianto
autonomo per ogni condomino oscilla da un minimo di 2.500 euro in poi.
Esistono infine anche soluzioni meno costose e di installazione più
facile, come i termoconvettori ad energia elettrica. Questi ultimi richiedono
un minimo impegno nell'istallazione, pari ad un climatizzatore, anche
se implicano un consumo di energia maggiore nel funzionamento.
Niente più carbone per Roma. Il divieto d’uso
del carbone per riscaldamento è particolarmente sentito a Roma
dove 850 condomìni lo utilizzavano. Cosa sta accadendo a Roma?
Lo scorso aprile il Comune di Roma ha inviato una lettera a tutti i condomìni
interessati sollecitando l'avvio dei lavori di adeguamento dell'impianto
di riscaldamento e marcando la volontà comunale di non offrire
alcuna proroga o rinvio. Esiste però il rischio che l'immobilismo
dei condomìni romani ad affrontare la spesa porti alla situazione
di emergenza in cui, ad inizio novembre, molti si troveranno all'agghiaccio
e, non potendo accendere le loro vecchie caldaie a carbone, potrebbero
chiedere al Comune di Roma una proroga in extremis. Questo scenario è
stato ipotizzato in un articolo de "Il Giornale" del 21 agosto
2005 (vedi
articolo).
Al Campidoglio pertanto il compito di realizzare controlli già
nel mese di settembre per verificare l’effettivo avvio dei lavori
di adeguamento. Se questo non accadrà, l'ipotesi paventata da "Il
Giornale" diventerebbe molto probabile e grave. A pagarne le spese
saranno i cittadini onesti che hanno adeguato l'impianto di riscaldamento
per rispettare la legge e tutti quelli che dovranno respirare lo smog
romano oltre che subire i blocchi della circolazione del traffico a causa
del frequente superamento dei limiti previsti.
Oggi, a due mesi dall'inizio della stagione fredda, c'è tutto
il tempo necessario per provvedere all'adeguamento dell'impianto. In tutti
gli altri casi ci sarà malafede e l'assenza di volontà da
parte di pochi a scapito dei molti.
Link e approfondimenti
Comune
di Roma
Normativa
2002/208
EcoMATRIX 5 settembre 2005
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